Enoturismo nel Lazio: I Ciacca

I Ciacca enoturismo nel Lazio

28 febbraio 2023, trentacinquesima pagina del “Diario di (eno)Viaggio”: giornata di enoturismo presso l’Azienda Agricola “I Ciacca” di Picinisco (FR)

Dopo la visita alla Cantina Terre Antiche, rimaniamo in Ciociaria spostandoci però verso il limite sud orientale della regione. Siamo a Picinisco, nella Valle del Comino, la provincia è sempre quella di Frosinone, ma stavolta ci troviamo al confine con Molise, Abruzzo e (quasi) Campania.
Come sempre, vogliamo condividere con voi l’esperienza vissuta e, attraverso questa trentacinquesima pagina del nostro Dario, raccontarvi le emozioni provate durante la giornata di enoturismo presso l’Azienda Agricola “i Ciacca”. Il compito, come quasi sempre accade, è affidato al caro amico Alessandro Tellini.
Buona lettura.

Martedì 28 Febbraio, tarda mattina.
Abbiamo intrapreso un viaggio in macchina di 170 km (e altrettanti per tornare) la cui destinazione ci ha portati molto vicini al confine tra Lazio, Abruzzo e Molise senza essere troppo lontani da quello campano (sia mai si dica che ci facciamo mancare qualcosa); mentre la macchina va ci godiamo la vista e il panorama… la nostra meta è Picinisco (FR). Sita all’interno del “Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise”, la nostra destinazione è un piccolo paese di poco più di mille abitanti; la strada che ci conduce alla piazza principale è caratterizzata da curve stile Stelvio e da case molto ben tenute, dai colori pastello, come appena ridipinte (o quasi).
Arriviamo a Piazza Capocci, probabilmente la principale del paese, dove ci attende Cesidio Di Ciacca, con cui Alessio ha concordato l’appuntamento per la nostra giornata di enoturismo. Ci presentiamo e al tempo stesso godiamo della vista che si può ammirare dalla terrazza panoramica, parte fondamentale della piazza stessa.
A dei fini osservatori come noi, che non si fidano delle fake news che viaggiano sulla Rete, non sfugge il fatto che Cesidio sia veramente scozzese (il dubbio, veramente, era solo il tuo; N.d.R.): il suo marcato accento, caratterizzante il suo buon italiano parlato, ne è la prova provata.
Con grande ospitalità ci viene offerto un caffè prima di fare qualche passo nel paese e cominciare ad ascoltare la storia che la nostra guida, di lì a breve, ci racconterà.
La famiglia di Cesidio è di origine italiana, proveniente proprio da Picinisco, e si è trasferta tanti anni fa in Scozia. Alcuni parenti sono stati in Francia e Inghilterra, altri addirittura negli Stati Uniti. Dopo molti anni, durante i quali il legame con la Terra di origine non si è mai spezzato, tra brevi rientri, vendemmie e feste, Cesidio decide di tornare definitivamente e di rinforzare questo legame. Nel tempo procede alla realizzazione di un albergo diffuso nel centro storico del paese (acquistando e ristrutturando alcuni appartamentini) e contestualmente comincia la restaurazione dell’antico borgo dove per secoli aveva vissuto la sua famiglia; vicino a esso (a ridosso, direi; N.d.R.), dopo una laboriosa quanto necessaria opera di bonifica dei campi, impianta una vigna. Non è tutto: mentre veniamo accompagnati alla visita del Borgo e dei vigneti, Cesidio, che continua nel suo racconto (anche sollecitato dalle nostre domande), ci spiega che le viti da lui piantate sono di un vitigno autoctono a bacca bianca, originate da barbatelle realizzate con tralci presi in precedenza da due diversi contadini del luogo e su cui sono state fatte approfondite analisi genetiche che hanno dimostrano senza ombra di dubbio che il Maturano (è questo il nome del vitigno) è una uva storica, autoctona e che non ha parentele strette con altri vitigni noti.
Il progetto però è ben lungi dall’essere terminato: tra gli ambienti ristrutturati del borgo trovano spazio una libreria (piccolissima biblioteca, potremmo dire) dove si raccolgono tutti i libri (di cui alcuni molto antichi) che parlano di Picinisco (o quantomeno lo citano) e alcune sale che si stanno attrezzando per la fondazione di una Accademia Gastronomica che al momento vede coinvolta l’Università di Cassino e un’altra olandese, che tra i vari obiettivi ha anche quello di insegnare i vecchi mestieri (come la potatura della vite e dell’ulivo), lo scambio di saperi, la conservazione delle tradizioni locali, oltre a fungere da sede per spettacoli folkloristici locali (di musica e danza). Ci sono altre stanze che contengono antichi oggetti appartenuti agli abitanti del paese e alla famiglia Di Ciacca, come una sorta di Museo della Memoria Contadina a foggia di abitazione di altri tempi.
Dal borghetto alla vigna e ancora al borghetto: altri passi nella Storia della Terra ma anche nel rispetto di entrambe, ristorando la memoria e allevando il Maturano biologicamente, con la presenza di alcuni alberi che fanno bella mostra nel mezzo dei vigneti.
Scendiamo cantina dove vediamo alcuni silos in acciaio, delle grandi e moderne vasche in cemento (dalle forme tondeggianti) e qualche piccola botte in legno.
La prima vera vendemmia risale al 2017, da lì in poi Cesidio ci racconta che ci sono state alcune evoluzioni e situazioni a cui far fronte tra cui la selezione fatta a mano, acino per acino, successiva alla raccolta dell’annata 2018 e ci mostra anche una copia di un antico scritto storico (un resoconto agronomico del 1595 inviato al Cardinale di Como) dove si menziona il vino bianco del luogo e si afferma anche che quello invecchiato risulta essere più buono di quello giovane (forse per questa sua necessità di rimanere in pianta più tempo del normale, e per la predisposizione a migliorare sensibilmente dopo un lungo periodo di affinamento in bottiglia, l’uva/vino è stata/o chiamata/o “Maturano”).
Ci sediamo per la degustazione vera e propria, Cesidio ci propone una verticale del suo “Nostalgia” e nei calici trovano posto anche due campioni di vasca e un passito. La scheda dettagliata la trovate come al solito nell’articolo di Alessio, io proverò ad accennare alla conviviale, serena e anche divertente atmosfera che ha accompagnato la degustazione. Gli assaggi e i momenti di confronto sono stati alternati, a un certo punto, dalla comparsa di un profumatissimo e gustosissimo prosciutto locale stagionato per oltre 4 anni e tagliato a mano (quella di Cesidio principalmente, ma non solo…); tra una parola e un sorso abbiamo scoperto un nuovo vitigno che non conoscevamo che sembra avere delle ottime potenzialità anche nell’invecchiamento. Rimane tuttavia difficile descrivere e scrivere di una giornata di enoturismo veramente speciale dove siamo stati trasportati nel tempo, in terre lontane, per vedere poi il ritorno e il rinnovo delle radici della famiglia Di Ciacca. Altrettanto complesso è trasmettere quello che abbiamo provato grazie alla preziosa e generosa guida di Cesidio, che ci ha accompagnato per oltre 6 ore (bontà sua) e ci ha raccontato a tutto tondo la storia della sua terra e della sua Gente (che abitava quel luogo), con trasporto e sincera emozione che alla fine, lo diciamo senza retorica, sono diventate un po’ anche le nostre emozioni.
Durante questa giornata, il vino è stato affiancato come protagonista dalle vicende (di eguale valore) degli Uomini e Donne che hanno lasciato la loro impronta su questa Terra, un’impronta che Cesidio ha saputo pazientemente e sapientemente ritrovare e portare alla luce, e che è possibile apprezzare appieno solo se a raccontarla è uno dei protagonisti. Noi abbiamo avuto la fortuna di poterla ascoltare (il bello dell’enoturismo è anche questo) direttamente dalla voce di colui che un bel giorno ha deciso che l’ultimo Capitolo di quel Libro non poteva essere datato al 1969 (anno in cui l’ultima esponente della Famiglia Di Ciacca ha lasciato il Borgo, da quel momento in poi disabitato e abbandonato per oltre quarant’anni), ha preso in mano la penna e ha ripreso a scrivere, continuando ancora oggi, giorno dopo giorno, una bellissima storia che porta il suo cognome.


Contatti
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Info@iciacca.com
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La recensione della visita all’Azienda Agricola “I Ciacca”

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